SOFONISBA ANGUISSOLA

SOFONISBA ANGUISSOLA

La prima donna pittrice di fama internazionale

   Sofonisba Anguissola, pittrice di fama, confermata e consacrata dalla storia dell’arte, nacque a Cremona nel 1535 circa, dal nobile Amilcare, appartenente a un ramo cremonese dell’originario ceppo piacentino degli Anguissola, e da Bianca Maria Ponzoni, da lui sposata in seconde nozze. Ebbe un fratello, Asdrubale, e cinque sorelle Elena, Lucia, Minerva, Europa e Anna Maria, minori di lei. Un antenato che ha del leggendario si chiamava Galvano De Soardi e si supponeva che fosse oriundo inglese. Passò alla storia come il liberatore di Costantinopoli assediata dai Saraceni nell’anno 717 d.C.  Le origini nobiliari della famiglia Anguissola risalgono all’anno 996 a Piacenza, dove si presentarono e dimorarono i fratelli De Anguissolis, nobili cavalieri di quel tempo.

Tra i membri della famiglia Anguissola figurano soldati, come Lancillotto, vissuto nella prima metà del XIV secolo (il 21 febbraio del 1339 partecipò alla battaglia di Parabiago, nelle file dell’esercito di Azzo Visconti: per il suo eroismo fu creato cavaliere da Luchino Visconti); uomini politici, come Giovanni, che fu al servizio del duca Pier Luigi Farnese (che poi tradì ed uccise, pugnalandolo di propria mano, per ottenere compensi e favori dai Gonzaga e dalla Corte di Spagna); diplomatici, come Alessandro, che fu ambasciatore del Duca Ranuccio Farnese a Milano, consigliere di Carlo Emanuele I di Savoia a Torino e poi passò al servizio di Venezia.

Apparteneva agli Anguissola il teologo Lucio nato a Piacenza nel 1520 e morto a Pisa nel 1592 (entrato nell’Ordine dei minori conventuali, fu accusato di eresia ed arrestato nel 1548. In seguito all’intervento di molte personalità che lo stimavano, fu lasciato in libertà vigilata e nel 1549 fu assolto).

Grazie all’interessamento del padre, appassionato d’arte, la giovane Sofonisba divenne ben presto una delle più celebrate pittrici  del suo tempo. Nel 1556 Amilcare inviò al duca di Ferrara due autoritratti della figlia. Uno di questi , ceduto nel 1606 dal Cardinale Alessandro d’Este a Rodolfo II, è conservato a Vienna (Hofmuseum).

La vita dell’Anguissola venne conosciuta verso la fine del Cinquecento, proprio negli anni in cui venivano seminati e raccolti i più bei frutti delle arti e delle lettere italiane. Pare che attorno a Sofonisba si schierarono in ammirazione artisti e letterati di gran fama quali il Vasari (da cui abbiamo poi saputo che un disegno dell’Anguissola ebbe l’onore di essere inviato dal romano Tommaso Cavalieri e Cosimo I dei Medici insieme a un disegno di Michelangelo), il Bandinucci, Annibale Caro, Francesco Salviati ed altri. Persino il grande Michelangelo si mosse incontro alla pittrice per conoscere i suoi alti meriti nella pittura. A tal proposito accadde un episodio, ritenuto “piccante”, fra il padre dell’Anguissola, Amilcare, ed il famoso traduttore dell’Eneide, Annibale Caro. Questi, nel 1558, si recò a Cremona per visitare la pittrice e richiese un ritratto di Sofonisba promettendo al padre di “rendere la figura della insigne figlia con le più belle lettere, e che tal cosa l’avrebbe grandemente illustrata presso i venturi”. Il Caro si accinse subito all’opera tenendo con sé, con vera passione, l’immagine ed il ricordo della donna che egli “sapeva di grandissimo talento”. Dopo alcuni mesi Amilcare, con vivaci richiami, invitò l’illustre poeta a restituire immediatamente il ritratto della figlia. Tutto ciò sembrò ad Annibale Caro come un affronto mai avuto in vita sua, per cui, dopo aver manifestato il suo grande risentimento per l’azione promossa nei suoi confronti, querelò Amilcare. Ma l’anno successivo fu costretto a restituire al legittimo proprietario l’autoritratto della pittrice.

Sofonisba Anguissola dal 1546 al 1550 fu educata nella scuola e nella bottega di Bernardino Campi, pittore di Cremona, appartenente a famiglia di pittori e architetti (che venne poi chiamato da Francesco Salviati “maestro della bella pittrice cremonese” ). A questo periodo iniziale risale il “Bernardino Campi che fa il ritratto all’Anguissola”, che si trova alla Pinacoteca di Siena, come pure l’Autoritratto degli Uffizi di Firenze e la Pietà di Brera. Quando Bernardino Campi partì da Cremona, l’Anguissola passò alla scuola di Bernardino Gatti, detto il Somaro, del quale fu allieva per altri due anni.

Col passare del tempo l’Anguissola s’affermava e s’imponeva sempre più alla favorevole attenzione dei celebri artisti dell’epoca, i quali erano ben lontani dal profondere consensi ed elogi ad una donna pittrice. La fama dell’Anguissola, mentre in Italia compiva passi da gigante, volò rapidamente in Spagna dove il duca d’Alba persuase il Re Filippo II d’invitarla alla sua sontuosa Corte. L’Anguissola accettò l’invito e nel 1560 partì per la Spagna. Giunta a Madrid fu accolta dal Re con immensi onori. Durante il lungo tempo che soggiornò a Madrid la pittrice acquistò grandi qualità di ritrattista: d’altronde s’era fatta già notare in Patria per le attitudini al ritratto. In quell’epoca eseguì numerosi ritratti, oggi perduti, del Re, della Regina e dei vari membri della famiglia reale. Per quei ritratti che piacquero tanto ai reali di Spagna, l’Anguissola ebbe regali e doni di grande valore ed inoltre le venne assegnata una pensione annua di duecento scudi. Ricorda il Vasari che due di quei ritratti furono inviati a Roma a Pio IV nel 1561, che è la data del famoso Autoritratto al clavicembalo appartenente alla collezione Spencer ad Althorp, che costituisce forse l’unica opera rimasta del periodo spagnolo dell’Anguissola. In Spagna la fortuna accompagnò sempre la pittrice di Cremona, rendendola ogni giorno più ricca e più famosa.

Quando nel 1571 sposò a Madrid don Fabrizio Colonna, nobile e ricco cavaliere palermitano, fratello del viceré di Sicilia Francesco II, il Re di Spagna le regalò una dote di dodicimila scudi ed una pensione annua di mille ducati, assicurata dalla Dogana di Palermo, col diritto di trasmetterla ad un figlio. Il Re e la Regina le regalarono ancora molti gioielli e una veste tempestata di perle che costava mille scudi. Dopo qualche tempo, forse nel 1578, il gentiluomo siciliano condusse la propria sposa a Palermo, ma la vita coniugale in quella città ebbe breve durata, perché Don Fabrizio Colonna, a causa di una grave malattia, spirò.

La vedova Anguissola, non potendo rimanere in Sicilia, nel 1580 manifestò il desiderio di ritornare a Cremona e s’imbarcò su una nave  genovese diretta al continente. Durante il viaggio conobbe il Cavaliere Orazio Lomellino, che poi sposò in seconde nozze, stabilendosi con lui a Genova. Il Re di Spagna approvò questo nuovo matrimonio ed assegnò all’Anguissola una rendita di quattrocento scudi. Nella sua nuova casa di Genova continuò a dipingere ricevendo con grande ospitalità artisti e letterati famosi. Nel 1599 ospitò anche l’infante di Spagna Isabella che era diretta a Vienna per celebrare il suo matrimonio con l’Arciduca Alberto. In questo periodo lavorò molto e probabilmente furono eseguiti gli Autoritratti della collezione Haage di Nivaagaard e della collezione Borghese ed anche il Gruppo dei tre fanciulli della collezione Metheuen di Corsham Court. Sembra che proprio a Genova, forse a causa del troppo lavoro, incominciò a perdere la vista. Negli ultimi anni di vita volle ritornare a Palermo dove nel 1623, quasi cieca, la conobbe il famoso pittore fiammingo Van Dyck. Per questo era solito affermare “d’aver ricevuto più luce nell’arte pittorica da una donna cieca, che non dalle tele dei più celebri pittori”.

Il 12 luglio 1624 Van Dyck la ritrasse in uno schizzo a penna con delle annotazioni che la descrivono “novantaseienne”, quasi cieca, ma di spirito vivacissimo.

Sofonisba Anguissola morì a Palermo nel 1626 e fu sepolta in San Giorgio dei Genovesi.

Allieva di Bernardino Campi, l’Anguissola ebbe all’inizio conoscenze pittoriche varie ed eclettiche. Successivamente sentì ed anche subì l’influsso di Raffaello. Man mano che lavorava e prendeva conoscenza dell’arte e dei pittori dell’epoca, ebbe influenze dalle scuole del Parmigianino e del Somaro, ma anche del Correggio. Poiché fu lungamente operosa in Spagna, non mancò di assorbire l’arte dei grandi maestri spagnoli. Fu sensibile e fine ritrattista ma fu anche autrice di vari dipinti e quadretti molto rari. L’opera forse più famosa e certo tra le più degne e rappresentative dell’Anguissola è la Partita a scacchi, della collezione Radzinsky di Poznan, eseguita nel 1555 (taluni critici dicono del 1560) e che rappresenta le sorelle che giocano a scacchi.

Negli anni 1559-60 furono firmati e datati i dipinti: Autoritratto della collezione Ashburnham ed Autoritratto alla spinetta del Museo Nazionale di Napoli. Vicine a quel periodo sono pure: Ritratto di ragazzo della collezione Walters di Baltimora, Autoritratto del Museo Poldi-Pezzoli di Milano e i tre Ritratti della Pinacoteca di Cremona. Altre opere importanti sono conservate nelle collezioni italiane ed estere come la Sacra famiglia, della collezione Carrara di Bergamo, ed i ritratti del padre, del fratello Asdrubale e delle sorelle Elena e Minerva. La prima, che frequentò con la pittrice le botteghe di Bernardino Campi e del Sojaro ed entrò poi nel monastero di S. Vincenzo a Mantova, è raffigurata nel Ritratto di monaca, della collezione Yarborough di Londra, eseguito nel 1551. La seconda, anche lei pittrice, è raffigurata col padre e col fratello Asdrubale nel Gruppo di famiglia, della collezione Haage di Nivaagaard, e, da sola, nel Ritratto di Minerva, della Pinacoteca di Cremona.

Sofonisba Anguissola fu giudicata artista di profonda attività e di attività ne ebbe tanta, è vero!

Però ebbe un grande senso artistico ed una grande spontaneità di creazione. Alcuni critici, nei colori e nello stile, l’hanno pensata molto vicina al Tiziano.

 

                                                                       

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