DONATO PALAZZO E LE SOCIETA’ OPERAIE DI MUTUO SOCCORSO

DONATO PALAZZO E LE SOCIETA’ OPERAIE DI MUTUO SOCCORSO

    Nel mese di gennaio del 1990, Antonio Schito, appassionato studioso di storia locale, pubblicò a Taviano, per i tipi della Grafo 7 Editrice, il libro “La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Taviano”, destinato ai soci del sodalizio ed ai cittadini interessati all’evoluzione socio-economica della cittadina.

Il lavoro del Maestro, pregevole per la meticolosità della ricerca oltre che per il tema trattato, meritò una prefazione da parte di Donato Palazzo, Presidente onorario dell’Associazione Interregionale delle Società Operaie di Mutuo Soccorso meridionali. Egli mise in evidenza l’umiltà con cui Antonio Schito, mio indimenticabile insegnante nell’intero corso delle scuole elementari, a Taviano, era riuscito a ricomporre le varie vicende che, nel corso degli anni, avevano interessato la lunga e non sempre facile stagione della Società Operaia di Taviano. Di ispirazione dichiaratamente cattolica, tali associazioni erano cominciate a sorgere pochi anni prima del 1891, via via che si era manifestata, in maniera sempre più pressante, l’esigenza di interventi dello Stato a sollievo delle tristissime condizioni di vita in cui versavano milioni di persone. Sempre in quegli anni si costituivano in Italia i primi nuclei del Partito Socialista, di carattere dichiaratamente laico.

Sappiamo che la Società Operaia di Taviano fu fondata nel 1912 da un piccolo gruppo di intraprendenti artigiani, sull’esempio di quanto si era verificato vent’anni prima in Veneto ed il Lombardia e si cominciava a registrare, pur con gli storici ritardi, nel Mezzogiorno d’Italia.

Nella prefazione al testo dello studiosi tavianese, Donato Palazzo, con il suo stile pacato ed erudito, che è prova di vasta cultura anche sul terreno della storia, della politica, dell’evoluzione sociale del nostro Paese e del Mezzogiorno d’Italia in particolare, mette in risalto il contributo che – sulla complessa problematica che i governi si trovarono ad affrontare in presenza di ineludibili rivendicazioni di carattere sociale – le Società Operaie furono capaci di offrire, sia nel Nord industrializzato che nel Sud ancora legato all’agricoltura. Ed è per le Società Operaie della nostra Provincia che Donato Palazzo rappresenta l’esigenza di assicurare la memoria storica: egli cita i casi di Francavilla Fontana, di Martina Franca, di Nardò e di Taviano, come quelli la cui azione, nei periodi più difficili dell’ultimo secolo, ha costituito, per le fasce di lavoratori più deboli, l’unica risorsa per alimentare un filo di speranza per il futuro.

“La Puglia – scrive Palazzo – “è stata promotrice e antesignana di un vasto movimento di rielaborazione concettuale e civile dei nostri sodalizi grazie all’impegno dell’Associazione Interregionale delle Società operaie in Puglia, Basilicata, Calabria e Campania, che è nata ed ha sede in questo nostro Salento, e di cui la Società Operaia di Taviano fin dal primo momento ha costituito presenza valida, attiva e particolarmente collaborante”.

È evidente, quindi, che per rielaborare in termini di attualità i fondamenti di un’autentica mutualità nel vivere contemporaneo, l’Associazione Interregionale, di cui Donato Palazzo è Presidente, si è adoperata per il riconoscimento giuridico delle Società Operaie di Mutuo Soccorso.

Donato Palazzo conclude la sua prefazione con un augurio di grande attualità che mi piace riportare qui di seguito per il messaggio rivolto ai giovani:

“Saluto quindi con sincero interesse e con animo grato il lavoro di Antonio Schito, dal quale le giovani generazioni potranno rinvenire alimento di fede civile e stimolo verace per sentire e praticare il rispetto pieno per il proprio simile in una società che rischia di disgregarsi sul piano della solidarietà umana e sociale”.

Parole nobili, come si vede, che danno la prova della nobiltà d’animo del prefatore del libro di Schito. Testimone attento del nostro tempo, non solo nella sfera giudiziaria e nelle posizioni di particolare prestigio che si è trovato a ricoprire ma anche come cittadino del Sud ed attento osservatore delle profonde trasformazioni che stiamo vivendo, Donato Palazzo osserva che i vincoli di solidarietà sui quali le Società Operaie si sono fondate  sono ormai caduti in disuso, che la reciprocità dell’aiuto negli strati sociali più deboli è una virtù del tutto marginale, essendosi diffuse col tempo – anche nell’ambito delle stesse categorie produttrici di servizi – pratiche di concorrenza spietata, di accaparramenti, con mezzi più o meno leciti, di concorrenza, quasi sempre sleale.

Verrebbe da riflettere sul tempo che è trascorso da quando la Società Operaia di Taviano vide la luce. Nel libro di Schito, che conservo gelosamente come dono del mio Maestro e perché mi ricorda la mia adolescenza e prima giovinezza a Taviano, è ampiamente ricordata l’azione che l’associazione svolse a sostegno delle condizioni di vita dei propri iscritti. Mi sembra ieri quanto, da ragazzo, frequentavo spesso la sede dell’associazione, a cui ero particolarmente affezionato: era qui che si poteva dare uno sguardo al giornale, frequentare la sala di lettura e la sala dei biliardi, seguire alcuni programmi televisivi, ottenere qualche libro in prestito.  Sull’arcata centrale della sala delle adunanze era scritto, a chiare lettere: “Patria Onestà e Lavoro”; in fondo alla sala, in testa ad una grande fotografia incorniciata del Presidente, si leggeva: “Fido in voi Presidente”.

Ricordo ancora chiaramente che le persone prendevano spesso accordi su lavori commissionati da altri. Se qualcuno, in quei giorni, era impegnato altrove, un altro lo sostituiva, sì da soddisfare la richiesta del committente, assicurando nel contempo  “la giornata” a chi, in quel periodo, era senza lavoro, circostanza ricorrente specie in determinati periodi dell’anno. Altra attività dell’associazione tavianese era la gestione di una cappella funeraria al cimitero, comprendente varie centinaia di loculi riservati ai soci. Interventi in questo settore, che oggi possono far sorridere, qualificavano sia alcune fra le più importanti Società di Mutuo Soccorso sia – in dimensioni anche molto più estese – le varie Confraternite religiose.

Nelle discussioni l’ultima parola spettava, come è intuibile, al Presidente, carica che, negli anni della mia adolescenza, era ricoperta da Guido Scategni; con baffi e barba bianca, egli si mostrava sempre gentile e disponibile con le persone e particolarmente comprensivo con i giovani studenti, a cui non mancava di raccomandare, anche nelle occasioni più disparate, il rispetto per gli altri, indipendentemente dalla loro condizione sociale, e l’impegno nello studio.

Era evidente che, già dopo la fine della seconda guerra mondiale e, con maggiore entusiasmo, nel corso degli anni ’50, la Società Operaia di Taviano, che – come le altre e come altre associazioni – aveva dovuto subire i provvedimenti repressivi del periodo fascista, rinsaldava le proprie file e si preparava a svolgere, in quel periodo di diffuso ottimismo dopo le rovine della guerra, il ruolo fondamentale che era venuta assumendo nel corso degli anni, a partire dalla sua fondazione.

Analogo impulso, nella nostra provincia, ebbero, oltre Lecce, le Società Operaie di Nardò, attestata già nel 1873, di Galatina (1879), Otranto (1881), Maglie (1882), Galatone (1883), Casarano (1885), Ruffano (1890), Copertino (1892), Salve (1892).

Dopo quella di Taviano (1912), altre Società Operaie avevano visto la luce qua e là; ma ormai – dopo i tragici esiti dell’avventura coloniale – nuove nubi si addensavano all’orizzonte non solo per gli effetti della gravissima crisi di fine secolo ma anche per lo scoppio della prima guerra mondiale.

Trent’anni dopo, poco prima della liberazione d’Italia, la ricostituita Società Operaia di Taviano tenne la sua prima assemblea (23 aprile 1944), eleggendo poi, alcuni giorni dopo, il Consiglio Direttivo.

La sede sociale, in Via Immacolata, acquistata nel 1919 con sottoscrizione tra i soci di un prestito volontario, venne ristrutturata. Alcuni ambienti furono interamente rinnovati, furono rifatte la facciata e la pavimentazione di alcune sale, fu messo in opera un portone in ferro, fu completato l’arredamento.

Il 18 gennaio 1982, l’assemblea approvò l’adesione del sodalizio all’Associazione delle Società Operaie pugliesi, adottandone lo Statuto, e decise di prendere parte al primo convegno che si tenne a Lecce nel maggio dello stesso anno. Successivamente venne approvata la preparazione di un convegno sul tema “Le Società operaie di mutuo soccorso nella realtà contemporanea”. L’iniziativa ebbe l’approvazione generale per l’importanza dell’argomento da trattare e per le personalità illustri che avevano assicurato il proprio intervento: fra queste non poteva mancare il giudice dott. Donato Palazzo, Presidente onorario delle stesse Società operaie e relatore ufficiale.

Il convegno si svolse il 22 dicembre 1984 nel salone della Società Operaia di Taviano con grande partecipazione di autorità, esponenti politici, rappresentanti di associazioni di categoria e privati cittadini.

Il dott. Palazzo, conoscitore profondo della storia delle Società (nel 1974 aveva pubblicato un interessante volume su “Le Società operaie di mutuo soccorso. Studio di un campione: Francavilla Fontana” ), tenne avvinto il numeroso uditorio sul ruolo del movimento mutualistico nelle sue varie connotazioni ed in particolare sulla funzione svolta dalle Società, specie quando lo Stato aveva manifestato croniche carenze in materia di assistenza socio-economica nei riguardi dei più bisognosi.

Egli non mancò di illustrare ampiamente i nuovi compiti assunti dai sodalizi che, pur mantenendo fermo il precetto evangelico del “mutuo soccorso”, comprendevano iniziative di natura diversa, dall’informazione sui temi di attualità alla collaborazione con società ed enti vari, alla partecipazione a iniziative di carattere culturale e a tutto ciò che tendeva a promuovere l’attività operaia.

Nelle ultime pagine della sua opera Antonio Schito poneva una domanda di estremo interesse: se cioè, in condizioni di vita profondamente mutate, con l’irrompere di nuovi e più invasivi mezzi di informazione, con il diffondersi prepotente di nuove tecnologie, con la crisi dell’agricoltura e della piccola impresa artigiana, con il diffondersi del c.d. “terziario”, con lo smembramento delle famiglie in conseguenza del fenomeno migratorio, le Società Operaie avevano ancora un futuro.

Forse fino a qualche anno fa un osservatore sarebbe stato tentato di dare una risposta negativa, ma oggi – in condizioni di diffuso malessere e di incertezza per il futuro – non sono pochi a pensare che istituzioni fondate su vincoli di solidarietà e di fratellanza, come sono appunto le Società Operaie, meriterebbero di essere non solo incoraggiate ma anche sostenute, con interventi non meno significativi di quanto lo Stato e gli Enti Locali fanno da tempo a sostegno delle iniziative più disparate, della cosiddetta “cultura dell’effimero” che, in molti casi, tale è e tale rimane.

Certo, l’azione svolta oggi dallo Stato e dalle Regioni nel campo sanitario che in Italia, malgrado qualche eccezione, è a livelli avanzati, come pure la presenza attiva degli Enti territoriali per interventi a sollievo di condizioni difficili, fanno considerare ormai anacronistica la funzione che le Società Operaie avevano, per statuto, all’atto della loro costituzione.

Ciononostante, non v’è dubbio che un’azione fondamentale in soccorso delle fasce sociali più deboli viene svolta, nel nostro tempo, da una miriade di associazioni di volontariato, sia laiche che cattoliche, che costituiscono mirabili esempi di coesione sociale e di disponibilità verso gli altri, in settori nei quali le istituzioni pubbliche hanno difficoltà ad intervenire.

È in questa direzione – credo – che le Società Operaie potrebbero orientare la loro azione futura, nella consapevolezza che, anche in tempi di apparente benessere diffuso, le situazioni di bisogno, specie se “sommerse”, sono quelle che meritano attenzione ed impegno.

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