PORTA SAN PAOLO

PORTA SAN PAOLO

A seguito dell’armistizio annunciato nel tardo pomeriggio dell’8 settembre 1943 la famiglia reale e il Governo italiano abbandonarono il mattino successivo Roma e si diressero verso Pescara per raggiungere l’Italia meridionale. I tedeschi mossero subito all’attacco della capitale, da nord con la 3a divisione Goering e da sud con la 2a divisione paracadutisti. Ne seguirono combattimenti : a Monterosi (sulla Via di Bracciano) con la divisione corazzata Ariete; alla Magliana e a Porta S. Paolo, con i Granatieri e la partecipazione della popolazione romana.

Quando all’alba del 10 settembre 1943, le avanguardie germaniche raggiunsero le case della periferia di Roma, le autorità civili e militari della capitale chiesero di intavolare trattative per il componimento della situazione e per salvare la città dalla distruzione.

I quartieri periferici posti a nord e a sud furono presidiati dai tedeschi che posizionarono le loro batterie di cannoni per passare all’attacco definitivo. Altre truppe germaniche si stavano concentrando fuori Roma.

Mentre gli italiani combattevano accanitamente a Porta S. Paolo, il comandante dei reparti dislocati nella zona, venne informato che, a pochi chilometri dalla posizione italiana, guidati dal Tenente della riserva Carlo Malvasi, trenta elementi armati, in gran parte ebrei, arditi e facenti parte della quinta colonna, si trovavano in pericolo e sarebbero stati certamente arrestati e fucilati non appena i tedeschi li avrebbero trovati. Bisognava salvarli.

Il comandante chiamò il giovane sergente Rosati e gli affidò il delicatissimo compito di correre ad avvertirli perché potessero fuggire senza perdere tempo. Il sergente partì immediatamente aggirando alcune case già in mano dei tedeschi. Egli procedeva di buon passo lambiccandosi il cervello per trovare uno stratagemma che gli permettesse di varcare i reticolati tedeschi che ancora non si vedevano. Però s’accorse che dietro alcuni alberi c’erano due carri armati in posizione d’attacco  ed una decina di soldati tedeschi distesi a terra pronti a far fuoco con le mitragliatrici. Cambiò strada e dopo alcuni isolati vide i reticolati guardati dai picchetti che vietavano il passaggio a chi era sprovvisto di salvacondotto. Il sergente non sapeva come fare e si raccomandò alla sua buona stella. Ecco sopraggiungere un carro di fieno condotto da un vecchio contadino che lo guardò incuriosito. Carlo salutò con scherzosa cordialità ed azzardò con curiosità :

– Sono stanco morto, mi fanno male le ossa, mi fareste salire sul carro per riposare un poco?

Il vecchio non era loquace davvero, ma trattenne il cavallo e fece un gesto di assenso col capo. Il sergente ringraziò e si nascose nel fieno, sotto l’incerato; il carro riprese il cammino. Giunto al posto di guardia, il contadino si fermò e presentò i suoi documenti al comandante tedesco che li guardò attentamente; intanto i soldati del picchetto, avvicinatisi al carro, cominciarono a frugare nel fieno, ma l’ufficiale li fece smettere e dopo aver restituito i documenti dette l’ordine di far passare; il contadino salutò con un gesto della mano e tirò dritto. Il giovane sergente, che si era rannicchiato in fondo al carro, trasse un sospirone; giunto ad una via deserta sarebbe sceso dal carro ed avrebbe camminato inosservato fino al palazzo da raggiungere. Ma ecco che all’improvviso si udirono voci concitate che discutevano e gridavano con i soldati tedeschi. Dal posto di guardia era uscito l’intero picchetto, tre soldati rincorsero il carro carico di fieno e lo fermarono, frugarono ben bene il carico e scoperto l’uomo che si nascondeva lo arrestarono. Naturalmente anche il conducente venne arrestato e trattenuto per essere interrogato dal comandante. Lasciati soli in uno stanzone, i due uomini sedettero fianco a fianco su una panca che arredava l’ambiente. I soldati uscirono chiudendo la porta, ma montarono la guardia dietro di essa: se ne sentiva il passo cadenzato.

La scena si era svolta senza che fra i due fosse scambiata una sola parola; il sergente guardava di sottecchi il suo compagno, e gli spiaceva di averlo messo in quell’impiccio; ma soprattutto era preoccupato per la sorte dei suoi connazionali nascosti a portata di mano dei tedeschi. Come poteva aiutarli: doveva assolutamente avvertirli del pericolo che correvano.

Dopo qualche tempo il contadino parlò per primo:

– Sei con i soldati che combattono a Porta S. Paolo?

– Sì.

– Hai combinato un bel guaio, ragazzo mio!

– Mi spiace…

– Che cosa facevi in questa parte della città piena di tedeschi? Con me puoi parlare liberamente;  Ti comprendo, e se fosse possibile cercherei di salvarti. Ma temo che non sia possibile…

Il sergente restò interdetto. Sentì che quel vecchio gli era veramente amico, e ne fu commosso, tuttavia non si azzardava a parlare.

– Credi che possa fare qualcosa per te? Ma parla, perdio!

Il giovane capì che poteva veramente contare sull’aiuto di quell’uomo, ed allora si confidò:

– Non m’importa di morire, perché morire per la mia patria è un grande onore per me; ma mi tortura il pensiero di non aver potuto compiere la missione che mi è stata affidata. Se voi voleste forse potreste…

– Dimmi, dimmi; farò tutto ciò che tu vorrai.

– Bisogna riuscire a portare un messaggio ad un certo prof. Callieri che abita non molto lontano da qui…

– Null’altro?

– Null’altro.

– Dammi il messaggio.

– Ma se non sarai lasciato libero subito, domani sarà troppo tardi, tutto sarà inutile.

– E allora?

– Allora non saprei davvero…

– Non sarò di certo rilasciato tanto presto. Quasi certamente sarò imprigionato anch’io.

– Ne sono molto dolente davvero!

– Non dartene pensiero, ragazzo mio. Piuttosto vedi se ti riesce di fuggire: la finestra dà sul giardino, che è cintato da un basso muricciolo…

– Ma se io fuggo sarà ancora peggio per te!

– Sarà peggio certamente, ma che importa? Io ho quasi ottanta anni, e tu ne avrai poco più di venti. Io non ho più nessuno al mondo, e tu invece hai una mamma che ti attende trepidando… Dammi retta, tenta di fuggire, e non pensare a me, tanto ormai la mia ora è prossima…

– Dici davvero?

– Fuggi, fuggi, non perdere tempo! Addio.

Il giovane afferrò le scarne rugose mani del vecchio e gliele strinse forte, con effusione. Dagli  occhi cerulei del contadino cadde una lacrima. Il giovane sergente si avvicinò alla finestra, l’aprì con grande cautela e spiò fuori: nessuno. Il vecchio si era avvicinato alla porta ed origliava; gli fece ancora un cenno con la mano ed il giovane balzò nel giardino. Il vecchio rinchiuse la finestra e tornò a sedere sulla panca con le mani sulle ginocchia; il cuore gli balzava forte in petto, ma non per codardia. “Purché riesca a porsi in salvo” pensava. E cominciò a pregare perché il suo desiderio fosse esaudito.

Intanto i tedeschi, riunite tutte le forze e minacciando il bombardamento della città ed il taglio degli acquedotti, imponevano al comando delle truppe italiane la capitolazione che venne firmata nel pomeriggio  dello stesso giorno.

Quando nella notte i soldati tedeschi cominciarono a rastrellare la zona ed entrarono nella casa del prof. Callieri la trovarono deserta. In un sotterraneo da tutti ignorato, per tre giorni e tre notti, insonni, senza cibo né bevande, più di trenta uomini, in gran parte ebrei, contavano le ore i cui rintocchi giungevano fiochi dall’orologio della piazza. Il prof. Callieri, avvertito del pericolo prima che giungessero i tedeschi, aveva fatto sgomberare la cantina con molta prudenza; tutti i rifugiati si dispersero nella città trovando la salvezza. Ma per il povero vecchio contadino, accusato di tradimento, non ci fu salvezza. Quando il comandante delle truppe tedesche si recò nello stanzone per comunicare ai prigionieri la condanna a morte mediante fucilazione, il vecchio si era spento, serenamente, forse nel sonno, e fu trovato a terra con gli occhi cerulei fissi nel vuoto, forse a seguire fino all’ultimo istante la visione del suo estremo desiderio:

Purché quel povero ragazzo riesca a porsi in salvo!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.