TOMMASO FIORE

TOMMASO FIORE

TOMMASO FIORE ACCANITO DIFENSORE DEI FORMICONI DI PUGLIA

Vi è un estratto da “Contributi” del mese di marzo 1986 con la nota di Gino Pisanò sulla raccolta di 13 lettere inedite scambiate dal prof. Luigi Corvaglia e Tommaso Fiore negli anni 1930/1947, per concessione di Maria Corvaglia con la quale Pisanò ha curato la ristampa delle opere su G.C. Vanini ed altri filosofi, pubblicata da Congedo Editore di Galatina nel 1990.

Nella prefazione alle 13 lettere, si può rilevare l’energica volontà di lotta del Fiore riscontrata nel suo “Popolo di Formiche”, edito dai Laterza nel 1951 e premiato a Viareggio dalla giuria organizzata da Remigio Paone, da Billi e Riva e dalla pianista negra Hanzel Scott.

Tommaso Fiore è nato ad Altamura nel 1884, amico spirituale di Gaetano Salvemini e di Guido Dorso, ha studiato con grande passione i problemi del Mezzogiorno con il consenso di Augusto Monti e di Pietro Gobetti. Nel 1925 furono pubblicate alcune sue lettere su “Rivoluzione Liberale”, ottenendo anche la lode di Rosselli, di Sansone e di Sciascia.

Francesco Gabrieli, orientalista di fama internazionale, autore di “Uomini e volti di Puglia”, edito da Congedo, in una sua nota giornalistica del 1978 ha scritto che il Fiore ha avuto per Giovanni Giolitti e per Arrigo Serpieri una forte predilezione, nutrita di grandi riserve.

La rassegna Pugliese ha dedicato a Tommaso Fiore il quaderno di Michele Palmieri; è stato ricordato da Bobbio, Pepe, Abbate, Caiati, Nenni, La Malfa, Calogero e Capitini; da Benedetto Croce ha riscosso l’esaltazione delle sue confidenze.

Il Fiore con il volume edito dai Laterza “La poesia di Virgilio” ha presentato il vate mantovano come poeta degli umili e dei vinti e non più esclusivamente come artefice della romanità, ha espletato studi su Saint Beuve, Tommaso Moro e Russell; Aldo Vallone gli ha attribuito con le sue conferenze degli anni 1970 l’estrema speranza nella redenzione futura del Mezzogiorno, dei suoi agricoltori oppressi dalle imposte e dalla concorrenza straniera.

Natura, arte e tradizioni pugliesi trovano la sua magistrale narrazione maturata negli anni di insegnamento nella provincia di Bari e nel capoluogo, dove fu per breve tempo provveditore agli studi.

Nel periodo del confino e della carcerazione maturò il suo apostolato civile per chiarire soprattutto ai giovani il valore della democrazia, essendo nel partito d’azione, destinato a dissolversi rapidamente.

Il 25 luglio 1943, le forze dell’ordine uccisero uno dei suoi figli, Graziano, preso da panico ingiustificato, ed il padre abbracciò le sue spoglie appena uscito dal carcere dove era stato rinchiuso insieme a Calogero, De Ruggero, Teofilato ed altri esponenti liberali o socialisti.

Nel Congresso di Bari, tenutosi nel Teatro Piccinni il 28 e 29 febbraio 1944, essendo segretario l’ex magistrato Michele Cifarelli del partito repubblicano, Tommaso Fiore ebbe preminente autorità insieme a Carlo Sforza rientrato dagli Stati Uniti, mitigò l’opposizione di Churchill al C.N.L. e la preferenza del premier britannico per la monarchia italiana, fu uno dei protagonisti della soluzione per la luogotenenza e del passaggio al governo Bonomi, una volta liberata Roma.

Sicché Tommaso Fiore, il letterato, l’economista, il collaboratore della Voce e del Mondo, come apprendiamo da suo figlio Vittore, spentosi nel febbraio del 1999, ha dimostrato di valere anche come protagonista politico, di essere un pugliese democratico che dirige la sua filosofia rivolta verso il Mezzogiorno e l’Europa.

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