RITORNO A VIAREGGIO

RITORNO A VIAREGGIO

La donna procedeva lenta nella strada deserta. L’aria calda del meriggio mozzava il respiro, appesantiva le membra, stagnando, quasi cosa concreta, fra i sonnacchiosi palazzi della città. Forse era il caldo, o forse era qualcos’altro, qualcosa d’inspiegabile che somigliava ad una stanchezza ostile, che le impediva di camminare quando invece avrebbe voluto correre. Poiché era ansiosa Franca Larini, ansiosa di fermarsi al “Luna Blu”, ansiosa di vedere Mario e di riabbracciarlo.

Ma forse era proprio quell’ansia, fatta più di paura, che le paralizzava le gambe, anche se la mente e l’anima volavano verso Mario, verso il suo sogno interrotto che ora stava per riprendere.

Ecco…si : non era il caldo, era paura, ora lo sapeva, una strana paura sorta nel suo cuore chissà come, chissà perché e di che cosa.

Guardò l’ora : le quindici e trenta. Il cuore le prese a battere in petto e l’ansia aumentò perché incominciò a temere di trovare chiuso il locale o di non trovarvi Mario.

Finalmente vide la graziosa e nota insegna del “Luna Blu” e trepidante aumentò il passo desiderosa, anche se aveva paura d’arrivarvi, di ritrovarsi nel luogo dove era nato e vissuto il suo amore. Improvvisamente si rammentò che Mario spesso, nelle ore pomeridiane, amava intrattenersi nel locale, a porte chiuse, insieme a lei e a Tony, il pianista che le faceva provare le canzoni per la sera. E Tony l’accompagnava al piano : il caro Tony che suonava come nessun altro al mondo ! E che bene le voleva ! Quasi quanto ne voleva a Mario che insieme al piano costituiva la sua ragione di vita.

Camminò ancora per poco, Franca, e poi fu di fronte alla porta del “Luna Blu”. Un locale per ballare e ascoltare della buona musica con Tony al piano.

Dall’interno non giungeva alcun rumore, alcuna voce, solo il placido, lento suono di un piano accennante un blue.

Franca sentì il cuore batterle furiosamente in petto e qualcosa come una dolcezza che la faceva soffrire, invaderle l’anima. Era Tony, certo, che suonava !

Lentamente varcò la soglia del “Luna Blu”, spinse la porta girevole ed entrò.

Appena dentro si fermò di colpo con gli occhi vaganti da un punto all’altro della sala avvolta in una tenue penombra che a lei, che veniva dalla strada assolata, pareva una fitta tenebra.

Tony, certo, non l’aveva vista poiché il piano continuava a suonare monotono, sempre più struggente. Dopo un poco, abituatasi alla penombra, s’avvide che nella sala c’era soltanto Tony.

Di nuovo quella strana, vaga paura tornò ad opprimerla. Stava per chiamare, quando improvvisamente le note del blue s’interruppero, per riprendere con quelle bellissime di una vecchia canzone americana. Franca improvvisamente sentì qualcosa sciogliersi dentro al cuore e fu come se vedesse, pur con gli occhi velati di pianto, Mario seduto, come tante volte, lì presso, mentre ascoltava la sua canzone preferita, la loro “ canzone “.

Poi si mosse e avanzò verso Tony che suonava dondolando dolcemente la testa come faceva sempre seguendo il motivo di quella bellissima canzone.

Era tanto preso dalla musica Tony che s’accorse di Franca solo quando ella, aggirato il piano, gli si parò dinanzi e lo fissò.

Oh !…Franca, che sorpresa ! – esclamò sbarrando i suoi grandi occhi. E continuava a suonare guardandola, quasi incredulo !  –  Cara Franca….sei tornata finalmente ! –

Si, Tony…sono tornata. – Disse Franca e s’accorse che la voce le tremava un poco. E poi con la voce ancora più tremante : – Dov’è Mario ? – chiese.

Il pianista continuava a guardarla e a suonare.

Sei tornata ! – ripetè come se niente altro gli importasse.

Lo diceva sempre Mario, che un giorno saresti tornata ! …

Ha aspettato tanto … e soffriva nell’attesa. Perché sei andata via con quello straniero ? … Perché l’hai fatto ?  –  Parlava lentamente Tony continuando a suonare e la sua voce era molto cupa.

Lo so Tony. Lo so che gli ho fatto tanto male ; ne ho fatto tanto anche a me stessa ! Ma ora è finita ; ora sono tornata da lui per sempre … Dov’è ? … Dimmi, perché non è qui ? –  E sempre quella paura, quella strana paura che le stringeva il cuore.  Ma Tony, come se non avesse udito, riprese con voce bassa e monotona.

Soffriva tanto, povero Mario ! … perché l’hai abbandonato ? … Non sarebbe accaduto se non fossi andata via. E’ stato il cuore, sai … all’improvviso.

Ricordi ? Era un po’ debole il suo cuore … e poi fumava tanto e beveva … povero Mario ! – Piangeva Tony e suonava. Ma anche Franca ora piangeva. Un senso di gelo, di vuoto profondo si era di colpo sostituito a quello strano di paura che l’aveva tenuta fino a quel momento.

Mario non c’era più ! Tutto inutile, dunque, quello che aveva fatto per ritornare a lui. Ora capiva : l’ansia, la paura, il presentimento quasi, che non avrebbe mai più riabbracciato Mario. Franca piangeva : era triste tutto questo … tanto triste e doloroso.

Ora doveva andare via ; doveva lasciare per sempre il “Luna Blu” e quella maledetta città.

Sparire … solo questo importava. Tanto Mario non c’era più !

 Taviano, estate 1958   

 

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